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SORBO: MUSICA E PROFUMI


pubblicato il07/09/2017 09:48:51 sezione News
SORBO: MUSICA E PROFUMI

Conosciuto anche con il nome ciavardello, il sorbo è oggi un legno decisamente raro, pur non avendo mai raggiunto lo status di materia prima di pregio.

Rimane tuttavia un legno apprezzato da una non trascurabile (numericamente parlando) quantità di artigiani del settore, in virtù delle sue proprietà meccaniche e del gradevole aspetto della superficie lavorata. Proprio per questo motivo, la comunità botanica sta tentando di ripopolare le distese boschive europee di questa pianta, allo scopo di recuperare non solo il legno ma anche lo sfruttamento del fiore e del frutto, un tempo largamente utilizzati per il confezionamento di marmellate, sciroppi e miele.

Il legno di sorbo è molto simile a quello di pero, sia per quanto riguarda il colore che per ciò che concerne il profilo meccanico: peso, compattezza e resistenza (tutti parametri che si attestano su valori sensibilmente alti) sono decisamente affini, così come il colore bruno tendente al rossastro.

A differenza del pero, tuttavia, il durame del sorbo può presentare occasionalmente, al suo interno, dei depositi di corteccia molto scuri, tendenti al nero, chiamati dipinte.

La lavorabilità del legno è relativa, dal momento che, già duro di suo, essiccandosi tende a indurirsi ulteriormente, rendendo le operazioni di taglio oltremodo difficoltose.

Non si hanno dati precisi per quanto riguarda il coefficiente di incurvamento, dato che il legno di sorbo non viene lavorato in maniera così massiccia da consentire rilevamenti statistici significativi; tuttavia, essendo un albero dalla corteccia piuttosto umida, è consigliabile prendere opportune precauzioni durante il periodo di asciugatura.

Anche per quanto riguarda la durevolezza, i dati sono puramente ipotetici: date le affinità con il pero, tuttavia, si è propensi a ritenere il sorbo un legno non troppo durevole.

Attualmente, il sorbo è considerato in tutto e per tutto un’alternativa del pero. Come tale, viene utilizzato per la fabbricazione di flauti dolci, oppure, per quanto riguarda l’industria del mobile, come materia prima per impiallacciature e rivestimenti.

Un tempo era rinomato come materiale per la costruzione di pianoforti, ma oggi è stato rimpiazzato da legni più durevoli, come il castagno, l’olivo o l’acero.

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