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IROKO: IL FRATELLASTRO AFRICANO

pubblicato il07/09/2017 09:57:12 sezione News
IROKO: IL FRATELLASTRO AFRICANO

L’iroko è una cultivar del teak, che all’incirca negli anni venti del secolo scorso fu impiantata in maniera intensiva in alcuni paesi africani situati a ridosso dell’Equatore o poco distanti da esso, in particolare Costa d’Avorio, Togo, Tanzania, Sierra Leone, Angola, Kenya, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo e Uganda.

In tali ambienti, in particolare nelle foreste tropicali dell’Africa Orientale, questa variante della pianta diffusa in India, Indocina e Oceania ha trovato un ambiente climaticamente congruo per crescere e prosperare, fino ad assumere una propria autonomia e una sua precisa identità.

Oggi l’iroko è pienamente considerato come un legno a sé stante, per quanto generalmente immesso sul mercato come alternativa più economica al teak.

L’alburno dell’iroko è solitamente marrone chiaro, mentre il durame somiglia sensibilmente a quello del teak: bruno rossastro, con una grande varietà di venature, tanto fitta quanto uniformemente distribuita.

Il legno non è particolarmente duro, ma è comunque più coriaceo del teak; la stabilità, la compattezza e la durevolezza, invece, sono praticamente le medesime, ovvero molto alte.

Al pari del suo parente stretto, anche l’iroko sopporta senza contraccolpi le variazioni termiche e atmosferiche, così come l’assalto dell’umidità (compresa l’immersione diretta e prolungata nell’acqua) e della salsedine.

L’essiccatura può essere eseguita senza grosse controindicazioni: le probabilità di riscontrare deformazioni durante il processo sono praticamente irrilevanti. Anche il taglio e la lavorazione, se eseguiti a norma, non presentano problematiche di sorta; bisogna solo tenere presente che, se il teak rilascia grossi quantitativi di resina oleosa, l’iroko può presentare dei residui calcarei anche marcati, che alla lunga possono compromettere l’affilatura degli strumenti da taglio.

Come già accennato, l’iroko è un’alternativa più a buon mercato del teak; pertanto, l’utilizzo standard di questo legno ricalca quello del più pregiato parente (quindi impiallacciature, rivestimenti, strutture e arredi per imbarcazioni, ma anche pezzi di mobilio), ovviamente in una dimensione più cheap.

Ciò malgrado, sarebbe comunque ingeneroso considerare l’iroko alla stregua di un parente povero di un legno pregiato; questo non solo perché il suo costo, in termini generali, non può essere definito economico, ma anche perché con il tempo l’iroko ha conquistato, almeno in parte, una sua specificità e degli ambiti di utilizzo che attengono precipuamente a esso.

Ad esempio, per la realizzazione di parquet, l’iroko si lascia preferire in ragione della sua maggiore resistenza a graffi e abrasioni.

Abbastanza diffuso anche il suo utilizzo per la fabbricazione di battiscopa, mensole o rivestimenti per scale. Infine, se dal teak si ricava il didgeridoo, anche l’iroko ha il suo strumento musicale di riferimento: è il djembe, tradizionale strumento a percussione dell’Africa Occidentale.

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