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LEGNO E CELLULOIDE

La scenografia nel cinema

pubblicato il07/09/2017 12:17:07 sezione News
LEGNO E CELLULOIDE
La scenografia nel cinema

C’era una volta Cabiria, poderoso film muto italiano diretto da Giovanni Pastrone, regista ingaggiato per la Itala Film di Torino, che prima della nascita di Cinecittà era forse l’epicentro della produzione cinematografica italiana.

Era il 1914, e quell’improbabile film storico-mitologico, con una trama che oggi non faticheremmo a definire da sceneggiato televisivo, attirò nelle sale centinaia di migliaia di persone.

Tuttavia, l’attrazione principale del film non era la sceneggiatura, e nemmeno gli attori; tutto sommato, non era neanche Gabriele D’Annunzio, che pure aveva firmato la sceneggiatura. No, il pubblico rimase conquistato dalla bellezza e dall’imponenza delle scenografie e strutture in legno allestite per riprodurre in teatro di posa location come l’Antica Roma e Cartagine.

La fama di Cabiria si spinse anche oltreoceano, al punto che il film di Pastrone fu la prima pellicola a essere proiettata alla Casa Bianca, peraltro alla presenza del Presidente degli Stati Uniti. Fu allora che un intraprendente attore e regista americano di nome David Wark Griffith decise che quello era il futuro del cinema: ingaggiò molte delle maestranze che avevano lavorato al reparto scenografie di Cabiria e li trapiantò sulla Costa Ovest, nell’appena sorta Hollywood.

Nei due anni successivi, Griffith si impegnò nella realizzazione di un kolossal a sfondo storico in cui, ancora una volta, è l’utilizzo di magniloquenti quanto credibilissime scenografie e strutture in legno e cartapesta a farla da padrone. Il film uscì nel 1916 con il titolo Intolerance, e fu un vero e proprio trionfo per quegli artigiani prestati al cinema, che con qualche migliaio di assi e altrettanti pannelli e tettoie in legno riuscirono a riprodurre ben tre epoche storiche differenti (la caduta di Babilonia, la crocifissione di Gesù e la strage degli Ugonotti nella Francia del XVI secolo) più un’ambientazione contemporanea.

Si può dire che Cabiria e Intolerance hanno rappresentato l’inizio ufficiale di un rapporto estremamente proficuo tra l’allora poco più che “adolescente” cinematografo e una disciplina artigianale mutuata dal teatro, quella della scenografia.

Con una differenza sostanziale: l’elemento dinamico dato dal cambio, spesso frenetico, di inquadratura, che rende la scenografia cinematografica qualcosa di decisamente più complesso da realizzare di un semplice fondale dipinto. Negli anni, la scenografia ha assunto un ruolo sempre più importante nella storia della Settima Arte; molti artigiani si sono affermati in questo campo, fino a ergersi al rango di maestri (si pensi all’italiano Dante Ferretti, vincitore di tre premi Oscar di categoria).

E anche oggi, in tempi di motion capture e fondali digitali, non mancano tra i registi gli accesi sostenitori della fragranza e della magniloquenza delle scenografie dal vero, con queste ultime che rappresentano un ambito decisamente di nicchia ma ostinatamente fedele all’industria del legno.

Anche per quella capacità, propria di un bravo scenografo, di prendere del materiale di qualità discutibile, ad esempio un compensato vecchio e di risulta o tettoie in legno, e di trasformarlo in una piccola opera d’arte.

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